“Parola… e Parole”: il succo del quinto incontro

Nota: La restituzione è una sorta di resoconto di quanto è stato detto nel corso dell’incontro. Come in un collage, sono messi insieme frammenti significativi degli interventi dei singoli partecipanti, parole e pensieri espressi da ciascuno e ciascuna.

Ci confrontiamo sul brano di Luca, che racconta l’incontro di Gesù con Marta e Maria, nella loro casa. Marta è affaccendata a preparare, mentre Maria è con Gesù e lo ascolta. Maria capisce di trovarsi davanti ad una presenza speciale e si ferma. È lei – dice Gesù – che ha scelto la parte migliore.
C’è chi si identifica con Marta, chi sente sua la difficoltà di Marta a fermarsi, a prendersi lo spazio per mettersi in una posizione di ascolto verso la propria figlia, lasciando da parte le sue aspettative su di lei, per riuscire a cogliere la sua parte migliore.
Volevo essere una mamma perfetta … poi la stanchezza ha avuto la meglio: mi sono concentrata sulle attività pratiche verso i miei figli, lasciando da parte una proposta di spiritualità. Ora, guardandomi indietro, mi rendo conto che certi momenti importanti della mia vita mi sono sfuggiti, non li ho vissuti con abbastanza intensità.
Forse è proprio l’incapacità di prenderci cura di noi stessi a spingerci a focalizzarci sul fare e riempire tutti gli spazi. Fare, fare, fare… perché tutto funzioni. La paura del vuoto che ci fa riempire la vita di tante cose. Ma forse è proprio quel vuoto, di cui si ha paura, che può essere abitato dal Signore. In questo spazio protetto, i nostri momenti di incontro e di scambio di esperienze sono una pausa nella corsa al fare, una piccola sospensione in cui ci fermiamo, ci prendiamo cura di noi, tirando fuori la nostra parte migliore.
E tra noi non sono solo le donne a sentirsi Marta: se non c’è salvezza per Marta (o per Marto) sono perso! Così un padre esprime la propria difficoltà ad andare oltre nel rapporto con i figli, ad aprirsi ed andare più in profondità.
C’è chi esprime la gioia di vivere le proprie figlie come meravigliose, di imparare da loro, di vedere nel loro sguardo uno sguardo libero che permette libertà interiore, di percepire attraverso di loro la presenza del Signore.
Il coraggio trovato da una madre di fare coming out con i propri figli riapre spiragli di dialogo. Prima il silenzio, il sapere ma non dire, aveva alzato un muro tra di loro, difficile da abbattere. È il coming out a farli ritrovare insieme, lasciandosi alle spalle il tempo del muro.
E c’è chi prende le difese di Marta: se Maria può prendere la parte migliore forse è anche perché c’è Marta che prende l’altra parte. Le parole di Gesù non vanno prese come valide in tutte le situazioni, devono essere calate in quel momento e in quel contesto, assolutizzarle ci porterebbe fuori strada. Marta e Maria ce le portiamo entrambe dentro e l’una e l’altra si alternano in momenti diversi della nostra vita.
Una come Marta, l’altra come Maria, così una madre ci parla delle sue due figlie: Marta le somiglia, Maria no, con lei fa più fatica, finché non impara ad aspettare ed avere pazienza, lasciandole i suoi tempi. Scopre così che, a modo suo e con i ritmi che le appartengono, anche lei è un po’ Marta.
La fatica della vita spaccata su due fronti, quello della famiglia e quello della relazione affettiva, è vissuta in modo diverso all’interno della stessa coppia. L’una vive la paura di uscire da una relazione per entrare in un’altra e sceglie di rifugiarsi nel presente, nel carpe diem, nella strada (come contrapposta alla casa), accettando la spaccatura di ruoli: Marta in famiglia e Maria nella relazione, l’altra rimane schiacciata dall’angoscia di non vedere una prospettiva, dalla precarietà, dalla mancanza di uno spazio di intimità, di un luogo comune da chiamare casa.
Lasciandoci, portiamo con noi la presenza speciale del Signore nelle nostre vite, ma anche i dubbi, i nostri passi incerti nel cammino di fede, che qualcuno di noi esprime definendosi cristiano-ateo. Portiamo con noi profondità e insieme leggerezza, la ricchezza e il dono della condivisione, la speranza che la negatività lasci il posto alla vita.
E ci portiamo via una metafora su cui riflettere. La vita è come il gioco a carte. Non possiamo tenerci tutte le carte in mano, qualcuna va scartata. Quello che sarà la nostra vita dipenderà dalle carte che ci terremo e da quelle che scarteremo. Quali carte abbiamo tenuto, quali abbiamo scartato nelle nostre vite?

Luca 10,38-42
Mentre era in cammino con i suoi discepoli Gesù entrò in un villaggio e una donna che si chiamava Marta lo ospitò in casa sua.
Marta si mise subito a preparare per loro, ed era molto affaccendata. Sua sorella invece, che si chiamava Maria, si era seduta ai piedi del Signore e stava ad ascoltare quel che diceva.
Allora Marta si fece avanti e disse: – Signore, non vedi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille di aiutarmi! Ma il Signore le rispose: – Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi
di troppe cose! Una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la parte migliore e nessuno gliela porterà via.

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