“Parola… e Parole” – il succo del primo incontro

Per aiutare tutti a comprendere meglio il senso della proposta di percorso contenuta in “Parola… e Parole”, con il permesso degli 11 partecipanti al primo incontro e di una delle due counselor che segue il gruppo, di seguito riportiamo la “restituzione” delle condivisioni emerse nel corso della serata del 2 febbraio scorso. Buona lettura!
Ascoltandoci senza giudicare partiamo per una nuova avventura di condivisione delle nostre esperienze, delle nostre difficoltà, dei nostri dubbi, dei nostri dolori e delle nostre gioie. La difficoltà di stare accanto ad amici molto cari rivelatisi omosessuali, e quella di accettare serenamente l’omosessualità del figlio, affrontata mettendosi in gioco nel profondo; la sofferenza di una madre di fronte alla sofferenza del figlio chiuso a sua volta in una sofferenza a lungo inespressa; finalmente lo scioglimento di quel nodo interno che sembrava inestricabile e la gioia di parlare serenamente con i figli della propria omosessualità; la tranquillità di una vita professionale e umana, tuttavia segnata dalla perdita del proprio fratello; il dolore, a volte accompagnato dalla rabbia, di fronte alla ribellione di una figlia omosessuale che sembra scegliere valori contrapposti a quelli materni; la costante ricerca di una narrazione a sé congeniale che in realtà non si fa mai una volta per tutte; la preoccupazione che i pregiudizi della società continuino a pesare gravemente sulla vita del proprio figlio; la consapevolezza che un incontro decisivo ha segnato una svolta non solo nella propria vita ma nel modo di vivere la fede; la solitudine di chi non ha potuto per molto tempo condividere il peso di una storia d’amore complessa e non convenzionale, all’interno della quale il percorso di fede ha avuto un ruolo centrale. Condividere nel gruppo un cammino spirituale significa elaborare insieme un immaginario di Dio liberante, evitando di scomodare il nome di Dio per avallare pregiudizi del tutto umani e terreni. Significa anche andare alla ricerca di continue occasioni che mantengano vivo il nostro cammino di fede. Purtroppo la condizione di diminutio imposta dalla società costringe dolorosamente all’impossibilità di raccontarsi nella vita quotidiana. Ma forse proprio questa condizione spinge, pur nell’amarezza, ad acquisire il tesoro di una nuova narrazione capace di esprimere a poco a poco un “al di dentro” prima sconosciuto. Solo le storie “raccontate”, le storie condivise possono aprire la strada per un mondo nuovo. La spiritualità di chi è riuscito a fare coming out sta prendendo vie imprevedibili e forse incomprensibili per un padre preoccupato che un patrimonio conquistato negli anni possa andare perduto. Ma l’amore totale, assoluto, quello di cui si parla nelle Sacre Scritture è legittimato a trasgredire le regole della morale convenzionale? Forse proprio l’amore senza se e senza ma, capace di andare oltre le regole codificate dalla morale dominante, può restituire una parte di sé fino a quel momento sconosciuta, può modificare il proprio immaginario di Dio, pensato non più come un Padre severo e giudicante, ma come un Padre amorevole che ti sta accanto. Grazie per questa attenzione che ci siamo donati reciprocamente.”
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