Cammini di Speranza promuove il pellegrinaggio delle persone LGBTI sulla via Francigena (31.7 – 13.8 2017)

Cammini di Speranza è tra i promotori di una bellissima iniziativa che, per la prima volta, viene organizzata in Italia: un pellegrinaggio a piedi delle persone LGBTI lungo la via Francigena.

Saranno giovani, adulti, uomini e donne e partiranno da Siena il 31 luglio per arrivare a Roma il 13 agosto in piazza s. Pietro, in tempo per l’Angelus.

La seconda settimana, in particolare, sarà dedicata ai giovani che non potessero partecipare a tutto il cammini.

Qui il sito web con tutte le informazioni e le modalità di iscrizione e partecipazione e sotto la locandina con il programma.

Chi volesse contribuire alle spese di organizzazione, può farlo donando attraverso il Fondo Samaria:

Associazione Fondo Samaria
Banca Etica di Roma
IBAN IT39 J050 1803 2000 0000 0157 581
Causale: donazione pellegrinaggio via Francigena

Ed ecco lo spirito con cui molto di noi si metteranno in cammino

“La nostra vita è un pellegrinaggio. Del cielo siamo fatti. Ci soffermiamo un poco qui e poi riprendiamo il nostro cammino” (Giovanni XXIII – Dal discorso al santuario di Loreto)

Queste parole dicono un po’ il senso profondo della nostra proposta: un pellegrinaggio di 12 giorni lungo la via Francigena, antica strada di pellegrini, da Siena a Roma.
Troppo spesso la quotidianità ci assorbe a tal punto che il nostro pensiero, i nostri sogni, le nostre speranze non vanno aldilà di qualche giorno, o qualche settimana.
Ma un cristiano non può racchiudere la propria vita in orizzonti così angusti …. “Siamo fatti di cielo” ci dice un grande maestro e pastore “la vita è un pellegrinaggio, ci soffermiamo un poco e poi riprendiamo il nostro cammino”, questo dobbiamo sperimentarlo noi in primo luogo e poi testimoniarlo agli altri!
Anche le persone LGBT cristiane non sfuggono a questa vocazione verso realtà più grandi. L’invito è rivolto a tutti, perché il pellegrinaggio della vita ci accomuna tutti; ma questo pellegrinaggio è rivolto in modo speciale a lesbiche, gay, bisex, transex, ma anche a famiglie, genitori, giovani e meno giovani, italiani e stranieri, perché tutti stiamo camminando su questo piccolo pianeta in un immenso universo e, che lo vogliamo o no, dobbiamo convivere, ciascuno secondo la propria natura, le proprie inclinazioni, la propria vocazione, le scelte o le proprie capacità.
Tutti camminiamo … ma non siamo soli! Il nostro cammino è sempre fatto in compagnia, a volte in silenzio, a volte in discorsi intimi scambiati con un amico, a volte in discussioni di gruppo, anche animate, ma sempre nel rispetto reciproco e senza mai interrompere il cammino, perché la meta attende tutti!
Se il PRIMO obiettivo di questa proposta è di ricordarci di essere quotidianamente pellegrini sulla faccia di questa Terra (non padroni di essa) e di essere incamminati verso una meta, il SECONDO è proprio quello di raggiungere la consapevolezza che nessuno cammina da solo, che da soli non si va lontani, che ogni giorno si ha bisogno dell’aiuto del fratello che cammina con noi.
TERZO obiettivo è fare comunione e comunità. È fondamentale per delle persone LGBT che spesso hanno sperimentato la solitudine (quante storie di solitudine abbiamo ascoltato!) perché si sentono pecore nere, non possono parlare della propria sessualità in ambito cristiano e della propria fede in ambito omosessuale, sentirsi finalmente a casa! Non solo nel chiuso delle mura dei nostri gruppi e associazioni di gay credenti, ma sentirsi a casa per le strade del mondo.
Qui arriviamo al QUARTO aspetto di questo pellegrinaggio: essere testimoni sereni e gioiosi di quello che siamo, del grande dono che Dio ci ha dato: la nostra affettività, dovunque essa sia diretta a creare legami stabili, fedeli, fecondi e felici. Testimoniare senza urlare, senza sfilare, senza mettersi in mostra, testimoniare come ha fatto Gesù, con le parole ma ancora più con l’esempio, senza un malinteso orgoglio ma pure senza timore, con il coraggio che deriva non dal sentirsi “giusti” ma figli amati dal Padre. Comunque deve sempre essere chiarissimo che si tratta di un pellegrinaggio, di un’esperienza spirituale e non di una “marcia” in difesa di diritti o di una sorta di “Gay Pride cattolico”, cose che esulano completamente dalle finalità del pellegrinaggio.
QUINTO obiettivo di questo pellegrinaggio: il ritorno all’essenziale. Sono molto poche le cose che ci potremo portare appresso anzi, chi vorrà portarsi qualcosa in più dovrà faticare di più! Grande metafora questa della nostra vita, che diventa più difficile più accumuliamo. Peregrinare ci ricorda che l’essenziale sono i rapporti che riusciamo a stringere, le relazioni significative, i momenti di gioia, di preghiera, di festa e di raccoglimento che riusciamo a ritagliarci lungo il cammino… e che non pesano niente! Strettamente connesso a ciò non dobbiamo dimenticare che il percorso si snoda in alcuni dei luoghi più densi di storia, arte e bellezze naturali che l’umanità intera conosca. Di ciò andiamo giustamente fieri come italiani, ma non dobbiamo dimenticare che senza arte, storia e natura non si vive, sono essenziali, e anche fragili, e vanno rispettati. Ecco perché per una volta li visiteremo non da turisti mordi-e-fuggi, ma da pellegrini, che si soffermano e “godono” di questi doni che ci ricordano la grandezza dell’uomo e del suo Creatore.
SESTO obiettivo, la meta: Roma era una delle tre mete dei pellegrini antichi (con Santiago di Compostela e Gerusalemme). Abbiamo iniziato con una citazione di papa Giovanni XXIII che fu per tutti, credenti a non, un grande testimone del secolo scorso. Termineremo il nostro cammino ricevendo la benedizione di papa Francesco, per cattolici e non, comunque, un grande testimone del nostro secolo! Generazioni e secoli di pellegrini si sono messi in viaggio prima di noi e molti lo faranno dopo di noi. Per noi, uomini e donne del XXI secolo, abituati a sentire e vedere il papa a ogni occasione può sembrare banale, ma il pellegrinaggio “ad Petri sedem” era in altre epoche un’occasione unica nella vita. Si lavorava una vita per avere i soldi per fare questo pellegrinaggio, senza navigatori, senza scarpe da trekking, senza zaini in goretex o sacca del pronto soccorso … ma lo spirito che ci anima è sempre lo stesso, e stessa è la meta: il dire-il- Bene (benedizione) di un uomo che per chi è cattolico è il successore di Pietro e supremo pastore della Chiesa, per chi non lo è, è comunque un “grande” della nostra storia e della nostra vita.
Con questo spirito vi invitiamo a prendere visione del programma e ad aggiungervi a noi!
Buon cammino a tutti!

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